« Burocrazia e poca chiarezza nelle ordinanze sono alla base dei ritardi negli interventi sulle case parzialmente inagibili, i cui proprietari rischiano di non poterci entrare per mesi » . Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente non nasconde la sua preoccupazione per una ricostruzione leggera che va avanti a rilento. « Paradossalmente ora – spiega il primo cittadino – la situazione per chi vive in questo tipo di abitazioni è addirittura più difficile rispetto a chi ha la casa inagibile per categoria E o F e che ha diritto agli alloggi » .
Sul perché gli aquilani ancora non consegnino le richieste di contributo il sindaco, anche lui con una casa B, ha una sua teoria. « La difficoltà è soprattutto data dalla tempistica – aggiunge – visto che i chiarimenti alle ordinanze sono usciti tra luglio ed agosto » . Il timore, però, è che molte persone siano costrette a lasciare la città perché non ci sono alloggi, anche in vista dell’imminente chiusura delle tendopoli. « Per questo – conclude – continuo a chiedere case mobili; ogni sfollato negli alberghi costa 1500 euro al mese, con moduli abitativi removibili i soldi spesi dallo Stato per una famiglia sarebbero ammortizzati in qualche mese e in più gli aquilani tornerebbero in città » . La ricostruzione. Agli ingegneri spetta il compito di applicare le ordinanze, definite « poco chiare e lacunose » ; ma non ci stanno a prendersi tutte le responsabilità dei ritardi. « I professionisti hanno avuto pesanti dubbi interpretavi – precisa Paolo De Santis presidente dell’Ordine degli ingegneri dell’Aquila – comunque una volta compresa la procedura ci vuole tempo per fare rilievi, documentazione fotografica e progetti per poter presentare la domanda».
Avvenire